Alice Mina interviene sulla ratifica del decreto delegato sull’emissione dei titoli di debito

22 Feb 2021

Eccellenze,

Colleghi Consiglieri,

Ho piacere anche io di condividere con voi alcune riflessioni in merito alla ratifica del Decreto Delegato relativo all’emissione di titoli di debito pubblico della Repubblica di San Marino, tasso fisso 3,25%, 24 febbraio 2024.

E’ notizia di martedì scorso infatti la collocazione del titolo di Stato della Repubblica di San Marino sul mercato finanziario. Un’operazione che, come dettagliatamente ricostruita dal Segretario Gatti, si è conclusa con il piazzamento di titoli per un valore di 340 milioni ad un tasso del 3,25%.

Interessante sottolineare ancora una volta come in sole tre ore siano state raccolte offerte da parte di 180 finanziatori (istituzionali e banche) per 1 miliardo e 400 milioni, a dimostrazione dell’appetibilità del sistema San Marino sul mercato.

Gli investitori internazionali hanno guardato con fiducia al futuro e hanno creduto nella ripartenza economica del nostro Paese.

Questo deve portarci a credere nelle immense potenzialità dell’economia sammarinese, dotata di tutte le caratteristiche per farsi apprezzare dai mercati finanziari.

Mi sento di esprimere apprezzamento per la riuscita di una operazione non semplice, per nulla scontata e che ha richiesto un enorme impegno da parte delle Segreterie competenti e di tutto il Governo.

Mesi di lavoro costante per costruire una corretta strategia di approccio al mercato, di impegno tecnico, approfondimento, studio, relazioni.

Un percorso completamente nuovo per la nostra Repubblica che mai prima d’ora si era confrontata con una realtà come il mercato finanziario internazionale.

Abbiamo dimostrato il coraggio e la determinazione giusta per seguire una strada che chiaramente ha avuto le sue difficoltà, ma che ha portato oggi un risultato inequivocabile, un risultato in linea con quelle che sono le esigenze dal punto di vista finanziario del nostro Paese.

Una sfida che abbiamo voluto cogliere per cercare di dare risposte ad un contesto economico e finanziario particolarmente complesso per la nostra Repubblica e duramente provato dall’ emergenza sanitaria.

Una pandemia, quella provocata dal Coronavirus, che ha travolto il mondo intero e che ha fatto precipitare l’economia globale in una crisi senza precedenti e ha determinato un’esplosione di necessità e bisogni da parte della società civile.

Il finanziamento estero è stato identificato a più riprese come una delle azioni più urgenti da implementare, convinti che non sarebbe stato possibile sostenere lo sviluppo senza risorse provenienti dall’esterno, senza nuova finanza e ossigeno che abbassassero il debito interno e che garantissero stabilità finanziaria per operare le necessarie riforme.

Io rimango ferma su quella convinzione e quindi sono certa che questo passaggio era imprescindibile; un passaggio che dovrà davvero permetterci di dare avvio immediato al percorso di ripresa, sviluppo e ristrutturazione del nostro sistema, che dovrà permetterci di gestire con più forza tutti gli interventi considerati necessari.

Ora dobbiamo fare un altro lavoro importante che è quello di non sprecare queste risorse ma utilizzarle per sostenere i nostri operatori economici, anche per generare nuove economie e rendere possibile i progetti di riforma strutturale che il Paese richiede da anni.

L’articolo 11 del decreto è molto chiaro sulla destinazione delle risorse e si comprende chiaramente che una delle necessità ritenute prioritarie è quella di dare ossigeno al settore bancario.

Dobbiamo però altrettanto essere chiari su quali sono gli altri ambiti della nostra economia che richiedono attenzione e investimento. Su questo non possiamo essere vaghi, ma dobbiamo progettare chiaramente quelli che definiamo “Progetti di Sviluppo”.

Lo ribadisco.

Un Progetto di Sviluppo del Paese che deve ricomprendere misure a sostegno del sistema economico, in tutti i suoi comparti, che preveda un piano operativo certo per l’avvio di opere infrastrutturali , che finalmente espliciti le linee direttrici delle cosiddette riforme strutturali (sistema pensionistico, imposte dirette e indirette, mercato del lavoro), che dica il futuro che vogliamo dare al sistema bancario e finanziario, che delinei le strategie per portare ad un aumento del Prodotto Interno Lordo, che ci parli di sanità, di scuola, di formazione, di lavoro, di cultura, di innovazione.

Un Progetto che deve rappresentare il passo concreto verso la ripresa, che deve essere la dimostrazione che questo Paese ce la potrà fare e che non può prescindere dal dialogo, dal confronto e dall’ascolto delle istanze che provengono dalla società.

Se sapremo gestire il finanziamento con responsabilità, condivisione, trasparenza, lungimiranza e soprattutto con la volontà di impiegare le risorse in maniera decisa e concreta in progetti di sviluppo importanti per la Nostra Repubblica allora potremo davvero restituire un futuro e una ripresa al paese. Non possiamo fallire in questo.

Un aspetto che non deve essere sottovalutato è la gestione futura del debito e a tal riguardo ritengo sia importante dotarsi di una struttura nell’ambito del Dipartimento Finanze che si occupi di questo aspetto specifico. Abbiamo necessità di dotarci di competenze e conoscenze tecniche che siano in grado

di gestire il finanziamento in maniera attenta, pianificata a livello temporale, sostenibile per il bilancio dello Stato.

E non dimentichiamo mai che da ciò che decideremo di mettere in campo dipenderà il futuro della nostra Repubblica in tutti i suoi aspetti e avrà un impatto sulle nuove generazioni, nuove generazioni che vanno tutelate e mai dimenticate. Sarà su di loro che ricadranno le conseguenze, positive o negative, delle nostre scelte.

E’ emblematico il passaggio del discorso del presidente del Consiglio della Repubblica Italiana Mario Draghi al Parlamento in cui afferma:

«Mi chiedo se la mia generazione sta facendo per loro, i nostri figlie e nipoti, quello che i nostri nonni e padri hanno fatto per noi, sacrificandosi oltre misura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete quando costringiamo i nostri giovani a emigrare, quando aumentiamo il debito pubblico senza aver investito al meglio risorse.

Ogni spreco è un torto alle future generazioni, una sottrazione dei loro diritti»

“Il richiamo alla responsabilità che, nell’immediato dopoguerra, le generazioni passate ebbero nel compiere scelte decisive per le generazioni future, è un messaggio di grande speranza, una mano tesa verso le giovani generazioni affinché tornino ad avere fiducia nelle istituzioni”.

 “Questo ci ricorda che l’obiettivo prioritario, oggi, è avviare un percorso di riforme con la prospettiva del domani”.