XXI Congresso Generale – L’intervento completo di Lorenzo Bugli

25 Ott 2020

Presidente, Segretario, Amiche ed Amici dell’Ufficio di Presidenza, Amici Delegati, Illustrissimi Ospiti, Amiche ed Amici,

 

Oggi sono qui su questo palco a parlarvi in una duplice veste: quella di Presidente dei Giovani Democratico Cristiani e di Membro del Consiglio Grande e Generale in rappresentanza di questa grande famiglia che è la Democrazia Cristiana / per questo motivo sento su di me una doppia responsabilità nel portarvi la mia testimonianza, di giovane – da una parte – e di politico – dall’altra, nella speranza che queste giornate non ci lascino in dote soltanto delle vuote parole, ma che siano di reale stimolo a chi oggi ha l’onere e l’onore di Governare questo Paese.

 

Inizierò questo mio intervento parlandovi dei giovani. Il Segretario nella sua relazione iniziale lo ha detto in maniera chiara: in questi anni noi dei GDC abbiamo fatto tanto.

 

Nel 2017, al momento della mie elezione come Presidente, la situazione era molto diversa da quella attuale. Venivamo da una stagione difficile in cui il movimento aveva arrancato, soffrendo per riflesso del passaggio del Pdcs a forza di opposizione e di alcune scissioni e scelte personalistiche che si erano verificate nel tempo. Insieme ad – Alice, Mirco, Silvano, Gabriele, Cristina, Marco, Alessandro e tutti gli altri – ci siamo posti fin da subito come obiettivo quello di risvegliare la ‘fiamma della passione’ nei tanti giovani che fino a quel momento non avevano avuto l’occasione di mettersi in gioco. Siamo partiti dalle basi, ovvero dal lancio di una scuola di formazione politica, “Esserci per essere. Conoscere per agire”, con il grande aiuto dell’amico Pasquale Valentini. Scuola che oggi è una realtà consolidata e che il prossimo anno debutterà ufficialmente con delle partnership prestigiose come le Fondazioni Adenauer, De Gasperi e Meeting di Rimini. Abbiamo lavorato ventre a terra per riallacciare i rapporti con le principali organizzazioni internazionali, riprendendo con forza l’attività all’interno dello YEEP e, in seguito, dell’EDS, che rappresenta 1 milione e 800mila studenti in tutta Europa, e di cui da questo febbraio siamo observer member, auspicando di diventare a breve full member, come dimenticare il grande evento dello Skills Training che abbiamo realizzato un anno fa che ha visto la partecipazione di oltre 40 ospiti da ben 33 Paesi differenti. Inoltre siamo stati tra i fondatori del Giovanile dell’IDC.

 

Appena un mese fa, quindi, siamo tornati a riunirci in occasione del XVII Congresso dei GDC, durante il quale abbiamo rivolto al Paese un messaggio di responsabilità e impegno: “Uscire dalla crisi costruendo il futuro”, ponendoci come interlocutore credibile e propositivo. La formazione è stato filo conduttore di quell’appuntamento congressuale e dagli interventi che mi hanno preceduto anche di questa assise. Mi riferisco alla necessità di investire per dare ai nostri giovani quegli strumenti e quelle competenze necessarie a superare le sfide del futuro. Appena concluso il Congresso, ci siamo subito rimboccati le maniche per trasformare in iniziative reali e concrete gli impegni presi.

 

La dimostrazione è qui, oggi, davanti agli occhi di tutti: guardandovi attorno, potrete accorgevi di quanti giovani sono  presenti in sala, e hanno voluto essere in prima linea per supportare il partito.

 

Tanto è stato fatto, dicevamo. Ma il compito che ci è stato assegnato è stato tutt’altro che semplice. Parlare ai giovani è una delle cose più difficili da fare. Molti non amano le conferenze, i convegni, le assemblee che si riempiono di tante parole senza poi lasciare impresso nulla di reale e concreto nella memoria e nel cuore di chi vi partecipa.

Una di queste parole è: rinnovamento / Quante volte abbiamo sentito nei nostri Congressi e nei nostri Consigli centrali questa parola? Ma cosa vuol dire realmente RINNOVARSI? Cambiare per cambiare? Rottamare? No. Non è questo il vero significato del termine rinnovamento. Abbiamo visto tutti cosa ci ha lasciato in eredità la stagione dei rottamatori: nuovi partiti, movimenti, inutili scissioni… per ottenere cosa, poi? Quel periodo è finito perché povero di contenuti. Oggi, per fortuna, possiamo guardare ad una nuova stagione. Rinnovare la politica vuol dire creare luoghi in cui giovani e persone di esperienza si incontrino, si confrontano per il bene comune del Paese, con al centro degli ideali chiari e concreti.

 

Un Paese che ad oggi vive una situazione di incertezza, di paura, di sfiducia, e che ha più che mai bisogno di punti di riferimento autorevoli, che incarnino quanto detto finora e che mai quanto oggi in questo periodo di pandemia i nostri principi politici diventano fondamentali nel non abbandonare nessuno. E qui il titolo del Congresso diventa la chiave per interpretare questo pensiero: sostenere la persona e, aggiungo, investire in essa, per il futuro di San Marino.

 

Qual è il ruolo del partito in tutto questo? Cosa deve fare la Dc in questa particolare fase, forte delle sue radici storiche e culturali? L’emergenza Covid ha notevolmente rallentato le occasioni di incontro come quella che stiamo vivendo oggi. Per questo motivo diventa fondamentale sfruttare questi momenti di condivisione e di dialogo per costruire una solida agenda programmatica capace di delineare le coordinate a supporto del nostro Governo e della nostra Maggioranza, affinché si avvii quella grande stagione di riforme che da troppo tempo viene rimandata puntualmente. A tal proposito voglio rimarcare l’importanza dei gruppi di lavoro che sono la spina dorsale di ogni partito e che anche oggi, con lo sviluppo e l’approfondimento delle diverse tesine, hanno portato un contributo reale a quest’Assise.

 

Ho parlato poco fa di riforme. La riforma della pubblica amministrazione oggi diventa vitale per dare nuovo impulso al Paese. Riformare la pubblica amministrazione non vuol dire solo ridimensionare quelli che sono i costi. Non dev’essere perciò percepita come un esercizio economico da portare avanti a colpi di forbice, ma alla base di tutto dev’esserci una visione di quelle che sono le priorità da mettere in campo e i modi per ottimizzare il lavoro. Qui, ancora una volta, torna al centro la persona, e la sua formazione, che necessita di competenze per essere al passo con le altre pubbliche amministrazioni. Le imprese hanno bisogno di risposte celeri, veloci, chiare. Non è più possibile tentennare. Se vogliamo far ripartire l’economia, non solo dobbiamo creare incentivi per le imprese e i lavoratori, ma dobbiamo far sì che essi siano affiancati da una pubblica amministrazione efficiente e moderna.

La riforma del mercato del lavoro. Quante volte ho sentito l’amico e collega Biordi ribadire questo punto? Diventa oggi più che mai necessario snellire l’accesso al mercato del lavoro, premiando la meritocrazia del lavoratore. La riforma delle pensioni, infine. Per qualcuno potrebbe essere un tasto dolente, ma la riforma delle pensioni – che anche qui, voglio ribadire, non chiede solamente tagli e ridimensionamenti – ci impone oggi uno sguardo a quella che è la silver economy, mettendo al centro, anche qui, il pensionato, e quindi di nuovo la persona, e quello che può ancora offrire e restituire in termini di formazione e supporto ai giovani e alla società (pensate ai tanti medici pensionati che stanno tornando in corsia in questo particolare momento). Non da ultimo l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Penso che oggi per San Marino sia vitale portare avanti questo percorso che permetta di posizionare il nostro Paese in maniera autorevole nei contesti europei ed internazionali. Il tutto ovviamente non può prescindere da un ottimo rapporto con la vicina Italia, che grazie alla nostra Segreteria e al nostro Segretario Beccari, è tornato a rafforzarsi. La testimonianza è l’incontro con il Ministro Di Maio avvenuto il 15 ottobre scorso. Ma oggi non possiamo non pensare che San Marino possa fare a meno dell’Europa, così come che l’Europa possa fare a meno di San Marino. Lo dimostrano gli interventi che ci sono pervenuti dagli amici del Partito Popolare Europeo con i quali dobbiamo continuare a lavorare insieme.

 

Il partito. Non posso far altro che ringraziare per quanto fatto fino ad oggi dal nostro segretario Gian Carlo Venturini. Se oggi siamo qui – forti di un risultato politico che ci riporta ai periodi migliori della Dc, forti della  nostra rappresentanza istituzionale e forti di un movimento giovanile che è anima attiva – è merito di quest’uomo che, anche se a volte può risultare un po’ rude nei modi, con la sua lungimiranza e il suo grande cuore è riuscito a far sì che tutto ciò avvenisse. Chiedo ancora un applauso al  Segretario: il mio auspicio è che venga riconfermato nel suo ruolo.

 

Ora però ci aspetta una grande sfida. Confermare il nostro consenso e aumentarlo cogliendo quelle che sono le esigenze del momento storico che stiamo vivendo. A tal proposito ricordo che il mese prossimo ci saranno le Giunte di Castello e tanti di noi in questa sala sono e saranno impegnati in quell’appuntamento. A noi spetta il compito fondamentale di supportarli.

 

Infine, in ultima battuta, vorrei condividere una considerazione. La pandemia causata da questo nemico invisibile, il Covid-19, ha avuto la potenza di fermare il mondo, ma non è riuscito a fermare la nostra voglia di “esserci” e la nostra passione SINCERA nel servire il nostro Paese. Dobbiamo fare tesoro di quanto accaduto per essere pronti alle sfide del domani. Due le parole che penso debbano contraddistingue l’agire di chi oggi sceglie di scendere in campo per San Marino. Passione e perseveranza. Due parole che non devono rimanere tali, ma che devono essere nel Dna di chiunque – come noi – ha nel cuore un chiaro obiettivo, ovvero il Paese e il suo futuro.

 

Viva la Democrazia Cristiana, viva San Marino!