“Utilizzare le risorse del debito per investire in cultura, formazione e nuove generazioni”: appello dei Giovani Democratico Cristiani

20 Feb 2021

“Utilizzare il debito per compiere investimenti sulla cultura e offrire nuove opportunità ai giovani sammarinesi”. E’ questa l’indicazione che arriva dai Giovani Democratico Cristiani di San Marino in concomitanza con la discussione, in Consiglio Grande e Generale, del Decreto delegato relativo all’emissione di obbligazioni per 340 milioni di euro. Concetto ribadito, nel corso del suo intervento, anche dal presidente dei GdC e consigliere del Pdcs, Lorenzo Bugli. “Consideriamo estremamente importante il traguardo raggiunto con il posizionamento sul mercato dei San Marino bond – spiega i GdC -. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che l’onere di ripagare il debito ricadrà quasi interamente sulle nuove generazioni: è a loro, dunque, che dobbiamo guardare nel pianificare e mettere a punto strategie politiche di sviluppo per il nostro Paese. Politiche che dovranno ruotare, essenzialmente, attorno a cultura, formazione e istruzione, così da poter garantire ai giovani le competenze necessarie ad affrontare le sfide – economiche, sanitarie, giuridiche e diplomatiche – che il mondo ci pone oggi davanti”.

“Nell’ultimo anno – ha affermato Bugli nel corso del suo intervento in Aula – abbiamo visto come la pandemia abbia acuito lo scollamento e il distaccamento culturale all’interno del Paese e dei suoi gangli vitali, generando inevitabilmente un senso di smarrimento e di sfiducia nella popolazione, ma anche, sul piano pratico, perdita di posti di lavoro. Ecco perché le riforme strutturali, tanto decantante e a lungo profetizzate, dovranno smettere di essere semplici slogan per diventare azioni incisive, mirate, supportate da una tabella di marcia chiara, trasparente e condivisa, con le forze politiche, le associazioni di categoria, le parti sociali e con tutti coloro che hanno San Marino nel cuore. Solo così, con una rivoluzione culturale – ma una rivoluzione vera e non soltanto teorizzata – ci salveremo. Tutti noi abbiamo bene in mente quelli che dovranno essere i pilastri dei nostri investimenti: cultura, ambiente, scuola, digitale, politiche del lavoro focalizzate sull’abbattimento delle disuguaglianze. Appena qualche settimana fa la Caritas evidenziava come la grande maggioranza delle richieste di aiuto ricevute negli ultimi tempi arrivassero da donne che avevano perso il lavoro. E’ un aspetto che non possiamo fingere di ignorare. Un aspetto che è stato ricordato, alcuni giorni fa, anche dal premier italiano Mario Draghi nel suo discorso in Senato. Un discorso che vi invito a leggere e dal quale vi invito a trarre spunto; in esso più volte – non a caso – si fa appello al senso di responsabilità, intesa come bussola dell’agire politico. Lo stesso Draghi, nel suo intervento, ha ripetutamente posto l’accento sui giovani, che per primi saranno chiamati a ripianare questo debito, e che quindi meritano di trovare più di tutti le condizioni per poter sviluppare le loro competenze, quelle stesse competenze che serviranno un domani per traghettare la Repubblica verso scenari migliori. Ai giovani dobbiamo lasciare in eredità una nuova cultura del fare impresa, basata non tanto su sussidi a pioggia o su una mera politica assistenziale, ma su incentivi reali a chi ha deciso di investire e di spendersi per generare ricchezza, creare occasioni e posti di lavoro e attirare capitali. Proprio per questo, aggiungo, avremo bisogno di una pubblica amministrazione nuova, al passo con i tempi, in grado di camminare sulle proprie gambe e di mettersi al fianco degli imprenditori, di interpretare i dati e i cambiamenti in atto. E’ questa, in definita, la missione che oggi deve vederci uniti, pronti a lavorare come una cosa sola, nella stessa direzione. Nostra è la responsabilità. Nostro è l’onere di fare in modo che ogni centesimo di debito sia speso non in in una miriade di iniziative rocambolesche e confuse, ma in pochi, chiari e semplici progetti capaci di dare forma alla visione già tracciata all’interno del programma di Governo. Il tutto affinché si possa finalmente restituire al Paese la fiducia. La fiducia nel futuro”.