Maria Cristina Albertini: intervento del 17/03 in CGG – istanza d’arengo sull’occupazione femminile

18 Mar 2021

Grazie Eccellenza,

la presente istanza d’arengo viene sottoposta all’attenzione di questa aula in un momento in cui la particolare situazione sanitaria che si sta vivendo a livello mondiale influisce in maniera fortemente penalizzante su quella che è la posizione della donna all’interno del contesto lavorativo.

La pandemia sta rallentando l’occupazione femminile, che nella nostra realtà è già notevolmente inferiore se rapportata agli standard europei, proprio a causa della sofferenza di quei comparti che solitamente vedono impegnate proprio le donne, da quello commerciale a quello turistico ed alberghiero.

Tuttavia è da rilevare che il vero nodo del problema sia proprio la mancanza di un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando così la scelta fra famiglia e lavoro.

Molteplici sono gli aspetti che contribuiscono al pieno inserimento della figura femminile nel contesto lavorativo.

Un esempio fra tanti: mentre nella nostra realtà la nascita di un figlio incentiva l’occupazione dell’uomo, dall’altra fa crollare l’opportunità di una collocazione lavorativa a livello femminile, precludendo in tale maniera lo sviluppo di servizi legati alla gestione della maternità, che potrebbero rappresentare un volano di crescita economica.

Infatti l’incremento dell’occupazione femminile porta con sé un incremento di rendita che costituisce un elemento importante di protezione dalla povertà.

Ed è proprio in questa dimensione che è dovere anche della politica adoperarsi negli ambiti di sua competenza affinché’ la maternità possa costituire un beneficio piuttosto che un ostacolo anche in tema di occupazione femminile.

A tal proposito un ruolo determinante hanno anche le reticenze culturali riguardanti gli stereotipi di genere che hanno investito anche l’ambito lavorativo incasellando l’uomo e la donna in rigide categorie di possibilità di impiego.

È quello che oggi prende il nome di “segregazione occupazionale” e che continua a distanza di secoli a relegare la donna e l’uomo a mansioni stereotipate, alcune delle quali addirittura precluse alle donne.

Questo fenomeno ha sempre giocato su due livelli:

Quello prettamente culturale e quello della convenienza economica e della differenziazione salariale.

Oggi giorno sulla carta noi donne abbiamo diritti uguali frutto appunto di forti e sentite battaglie che ci hanno regalato molte conquiste, ma dobbiamo essere consapevoli, fin da piccole, che la disuguaglianza persiste anche quando ai nostri occhi può sembrare una innocua differenza.

Quando ci si affaccia al mondo del lavoro e magari ciascuna di noi può giustamente nutrire l’ambizione di emergere, quando ci si crea una famiglia e cerchi comunque di combinarla con il lavoro, si misurano molto più chiaramente quelle differenze che ancora svantaggiano la donna.

Solo che spesso non si ha tempo, si viene travolte in ingranaggi quotidiani talmente pressanti e difficili da smontare a fronte a sollecitazioni di tipo tradizionalistico che magari provengono proprio dagli stessi familiari, ed è dunque importante e direi fondamentale che le giovani e le giovanissime anticipino potenziali difficoltà nella consapevolezza che devono e possono superarle.

Unitamente alla necessità di mettere in campo politiche attive che possano supportare il ruolo della lavoratrice all’interno del nostro tessuto sociale , è importante porre particolare attenzione alle strategie di orientamento alla studio incoraggiando e promuovendo scelte di avviamento allo studio ed alla ricerca delle cosiddette discipline stem ossia in particolare relative alla scienza, alla tecnologia, ingegneria e matematica nell’ambito delle quali sembra  oggi vi siano più opportunità di approfondimento e opportunità occupazionale.

Incremento degli investimenti in infrastrutture sociali, superamento di forme tradizionali e troppo radicate e soprattutto attenta analisi e valutazione da parte delle istituzioni, dell’impatto che ciascun progetto o riforma potrà avere sulla opportunità di lavoro della donna, presupposto necessario per una visione che sappia realmente farsi carico delle disuguaglianze, individuandone tutte le strategie per colmarle.

Accogliamo positivamente la presente istanza, ingraziando i proponenti, sollecitando le istituzioni a sostenere questa richiesta che si inserisce sì nel cotesto economico ma altrettanto in quello sociale del nostro paese, mettendo in campo tutte le risorse necessarie ed attuare interventi mirati all’incremento dell’occupazione femminile che costituisce un grande potenziale del nostro paese.

Grazie.