Francesca Civerchia interviene in CGG in merito agli incontri con Roma

18 Giu 2021

Con la recente visita ufficiale si è aperto un nuovo capitolo nell’ambito del rapporto italo sammarinese.

I secolari rapporti tra Italia e San Marino, caratterizzati da una lunga tradizione di scambi in tutti i campi e dalla condivisione degli stessi valori, sono regolati dalla Convenzione di amicizia e buon vicinato del 1939 e successive integrazioni e modifiche.

È indiscutibile, quanto scontato, affermare che l’Italia costituisca inoltre, per noi, il partner di riferimento sotto vari piani.

Non a caso, sul piano internazionale, si è sempre registrato di fatto una pressoché completa consonanza di posizioni in tali fori, anche in virtù di una comunanza di interessi.

In ambito Nazioni Unite, dove la Repubblica di San Marino sostiene tradizionalmente gli interessi dei piccoli Stati, il Governo sammarinese aveva confermato già nel 1998 il sostegno alla proposta italiana di riforma del Consiglio di Sicurezza ed aveva partecipato attivamente ai lavori del “Coffee Club”.

Anche nel corso dei più recenti dibattiti sulla riforma, sviluppati sulla base dell’iniziativa Uniting for Consensus, San Marino ha costantemente richiamato l’obiettivo di assicurare a tale organismo una maggiore rappresentatività, democraticità e trasparenza, perorando un suo ampliamento nella sola categoria dei seggi non permanenti.

La portata degli incontri, segnati dalla presenza delle massime cariche istituzionali e politiche della Repubblica italiana, ha posto l’accento di quanto sia importante – al di là degli specifici incontri e accordi siglati – porre l’accento su un nuovo modello di cooperazione economica tra i due Stati.

Occorre, infatti, riprendere il ragionamento – con la controparte italiana – lavorando per integrare il nostro sistema nel tessuto economico italiano trovando settori e ragioni di cooperazione in ambiti di eccellenza e reciproco interesse.

A partire dal fatto che a San Marino, non solo risiedono circa 3.500 italiani, ma particolare rilievo riveste la presenza dei numerosi lavoratori italiani transfrontalieri, provenienti soprattutto dalle province limitrofe di Rimini e Pesaro ed occupati in tutti i settori produttivi (circa 6.500 persone, pari al 30% della popolazione attiva).

Il loro lavoro costituisce, oltre che un importante contributo allo sviluppo di San Marino, una risorsa per l’economia delle vicine province italiane.

In tal senso il negoziato per definire un Accordo che regoli i complessi aspetti del lavoro tra l’Italia e San Marino rappresenterà una partita rilevante.

Così come va ripresa, in maniera convinta, l’attività attorno all’accordo relativo all’utilizzazione dell’aeroporto di Rimini – San Marino, firmato a San Marino l’11 giugno 1990, rimanda la sua entrata in vigore al Protocollo applicativo del 31 marzo 2000.

L’avvio a ratifica del Protocollo venne tuttavia rinviata, su richiesta del Ministero dei Trasporti italiano, per la necessità di procedere ad un contestuale Scambio di Note che tenga conto dei reciproci interessi e delle normative dell’unione Europea in tale settore.

Altra partita complessa e strategica quella del confronto in materia di collaborazione radio-televisiva tra Italia e San Marino alla luce dei cambiamenti nel frattempo intervenuti, sia in campo tecnico e giuridico.

Tenendo conto che la prosecuzione della collaborazione tra i due servizi pubblici radiotelevisivi, il tema delle frequenze, la prospettiva di una programmazione mirata all’aerea Adriatico–Balcanica per la promozione della lingua italiana e dell’immagine dei due Paesi e l’istituzione di una Commissione Mista incaricata di monitorare l’esecuzione dell’accordo, con compiti anche propositivi rappresentano una strada su cui occorre maggiore trasparenza, chiarezza e visione.

Tra le priorità del Governo di San Marino figura il rilancio del settore turistico commerciale che, dopo i primi anni del 2000 marcati da un trend altalenante, sta registrando ora una sostanziale tenuta.

In occasione del Convegno sul Turismo, tenuto nel 2003, da parte italiana si era evidenziata la disponibilità ad iniziative coordinate al fine di sviluppare circuiti turistici integrati con le realtà limitrofe della Romagna e del Montefeltro a vantaggio di entrambi i Paesi.

A tal fine veniva firmato a Roma il 28 aprile 2004 un Accordo di collaborazione turistica tra Italia e San Marino ed inoltre, negli stessi giorni, un Protocollo d’intesa tra ENIT e Ufficio di Stato per il Turismo sammarinese per la promozione congiunta di San Marino e Italia nelle fiere e nei mercati esteri.

Un rilancio della collaborazione nel settore è stato previsto nella Dichiarazione Congiunta sottoscritta il 31 marzo 2009. Bene il lavoro svolto – in collaborazione con il Ministero – ma anche questo settore va ricondotto all’interno della cooperazione economica.

Altro tema, cultura e Università.

L’Accordo di collaborazione culturale e scientifica è stato firmato a Roma il 21 marzo 2002 con l’obiettivo di attivare importanti linee di cooperazione nei diversi ambiti della cultura, del turismo, dell’educazione ed anche dell’istruzione universitaria e della cooperazione interuniversitaria.

Al fine di divenire uno strumento fattivo per la promozione ed il potenziamento della cooperazione bilaterale in questi ambiti, all’art. 10, l’Accordo prevedeva la costituzione di una Commissione mista incaricata di esaminare e di formulare eventuali proposte da sottoporre ai rispettivi Governi.

In tal senso sin dall’agosto 2005 la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri aveva inoltrato una Nota Verbale segnalando la necessità di convocare la Commissione al fine poter trovare soluzioni ad alcuni aspetti relativi all’utilizzo e alla chiamata, da parte dell’università degli Studi di San Marino, di professori e ricercatori in servizio presso Università italiane.

In tal senso si sarebbe potuta giocare una partita, quella del parco scientifico e tecnologico, assai rilevante, ma che negli anni passati si è configurata come una occasione.

Il mio auspicio è che il percorso individuato con la Repubblica d’Italia possa vedere subito l’adozione di atti concreti sul lato della direzione della cooperazione economica che sul versante della nostra prospettiva di integrazione europea che –in ragione della nostra specificità – non può tenere conto delle continue evoluzioni che avvengono sul vecchio continente e che possono avere cadute dirette o indirette sul nostro negoziato.

Rallegrandomi per il lavoro svolto da parte del Congresso di Stato, ribadisco il mio invito a cogliere senza indugio la disponibilità italiana – non solo sui dossier aperti nei colloqui bilaterali romani – ma sulla necessità di una condivisione del nostro progetto di sviluppo economico.

È su questa partita che, superata la pandemia, si giocherà il nostro futuro.