Francesca Civerchia: intervento del 17/03 in CGG – un progetto di legge in favore delle ragazze madri

17/03/2021

Oggi vorrei portare all’attenzione dell’aula consigliare e dei cittadini una breve riflessione sociale circa il delicato momento che stiamo vivendo.

La scorsa settimana,  l’8 marzo, la festa della donna, è stata l’occasione per affrontare nuovamente gli argomenti relativi alle difficoltà che la donna vive quotidianamente, dalla violenza di genere ai problemi legati all’occupazione.

La politica tutta ha evidenziato in modo molto costruttivo e appropriato queste tematiche in vari modi così come le organizzazioni sindacali, che ringrazio per aver fatto una ricognizione dettagliata sulla situazione occupazionale delle donne a San Marino e per la ricchezza delle proposte presentate.

La Democrazia Cristiana ha voluto contribuire, in questo momento di difficoltà determinata anche dall’emergenza Covid, in maniera concreta a sostegno delle donne.

Nella giornata di oggi verrà infatti depositato un progetto di legge in favore delle ragazze madri. Tale provvedimento è volto a colmare un vuoto normativo per la tutela di quelle Donne che si trovano a vivere la loro maternità e genitorialità in condizione di solitudine, prive del sostegno di un compagno o di una famiglia di origine che possa supportate la ragazza in questa difficile circostanza.

In questo momento sia la maggioranza che l’opposizione e il governo sono al lavoro per proporre norme che vanno a proteggere la famiglia, la donna, la genitorialità, le fasce deboli e i bambini attraverso decreti, pdl, con interventi a sostegno della famiglia, disposizioni in materia di accoglienza dei minori non accompagnati, disciplina dello smart-working, sostegno alla genitorialità ed ai figli nascituri e sostegno alle ragazze madri.

In questo particolare momento alla luce della crisi determinata dal Covid la donna ha certamente vissuto un momento di difficoltà e una situazione di maggiore disuguaglianza. L’isolamento sociale ha messo nella condizione la donna di gestirsi in casa tra smart-working, istruzioni dei figli, cura della famiglia, e lavori domestici. Altre donne si sono trovate in situazioni diametralmente opposte con un lavoro continuativo in prima linea, nei settori essenziali tutti a prevalenza femminile come sanità servizi sociali, commesse di supermercati o attività di pulizia.

Il Ministero della Salute Italiano indica che laddove le famiglie sono a più stretto contatto e trascorrono più tempo insieme, come avvenuto durante l’attuale pandemia, aumenta la probabilità che le donne e i figli siano esposti alla violenza soprattutto se in famiglia vi sono gravi perdite economiche o di lavoro.

Con l’aumentare delle restrizioni aumentano le forme di abuso, di potere e di controllo. Ad aggravare questa situazione uno degli effetti dell’emergenza covid-19 si segnala un aumento del consumo di alcol importante fattore di rischio diretto per il suicidio o indiretto perché possibile trigger di violenza.

Mi dispiace parlare di difficoltà della donna, mi dispiace che ancora nel 2021 siamo a ribadire e ripercorrere il cammino che tante donne hanno intrapreso nel proteggere e affermare i diritti delle donne in relazione alla vita sociale.

Le donne sono quelle persone che mettono insieme famiglia e lavoro, cercano di far coincidere le risorse sociali e quelle individuali, che attraverso le loro sensibilità si mettono a disposizione per gli altri, che tentano di utilizzare i propri valori per migliorare le situazioni.

Le figlie, le mamme, le nonne, le lavoratrici, le mogli, ciascuna di loro ha un ruolo indispensabile nella catena sociale e familiare, ma le donne sono prima di tutto persone che desiderano realizzarsi, desiderano vivere a pieno la vita e non rimanere incastrate in un solo ruolo precostituito che talvolta si riduce ad Angelo del Focolare.

Non serve l’8 marzo per ricordare la donna, per sentirsi protagoniste indiscusse di un evento, occorre superare i riti celebrativi.

Siamo protagoniste e artefici della nostra vita ogni giorno dobbiamo stare attente a non rimanere vittime di regole di una società che spesso ci fa dimenticare la nostra libertà, quella libertà guadagnata e che ci è stata donata nel tempo da donne che hanno lottato nel paese per il cambiamento.

Non mi piace parlare di femminismo perché ho l’impressione che questo termine significhi essere contro gli uomini,  in un irritante ribaltamento di ruoli con il rischio di creare con le proprie mani una discriminazione verso le donne stesse creando una sorta di ghettizzazione.

Spesso si cade in questo tranello proprio nell’ambito politico, contesto preposto a sostenere il diritto alla completa integrazione giuridica e sociale di tutti.

Credo sia sufficiente che le donne si misurassero ad armi pari con gli uomini, combattendo  gli stereotipi nei quali le donne stesse si trovano a combattere tra loro.

Basterebbe solo parlare di parità oltrepassando la superficialità con cui si fanno i discorsi in antitesi.

Per essere credibili occorre dare seguito a tutto questo attraverso cambiamenti reali e misure concrete.