23/04 – Pasquale Valentini: il rispetto del ruolo e delle funzioni delle istituzioni che siamo chiamati a servire

24 Apr 2021

Ho deciso di intervenire, magari deluderò perché non entrerò  direttamente dentro tutti i temi che sono stati posti, non perché non lo meritino, ma perché vorrei cercare di superare una situazione che in me crea insoddisfazione. Uso questa parola, insoddisfazione, per raggruppare in essa una serie di sentimenti.

Provo insoddisfazione quando sento che la maggioranza in certi casi cerca di giustificare anche quello che non sempre è giustificabile. Ma provo insoddisfazione anche quando sento l’opposizione che si straccia le vesti per quella che definisce arroganza del Governo, censurando tutti i gravissimi atti di arroganza, a ruoli invertiti, di cui è stata protagonista. Non mi consola nemmeno quel detto popolare che dice: “Ne ho prese molte, ma ne ho date tante”. Non è perciò che alla fine di questi dibattiti si possa essere soddisfatti. Se ho colto bene quello che diversi consiglieri hanno espresso pubblicamente, ma anche quello che molti consiglieri non esprimono pubblicamente, ho colto che l’insoddisfazione ci accomuna, accomuna tanti in quest’Aula; se siamo sinceri con noi stessi e con la realtà che dobbiamo servire, credo che dobbiamo prendere sul serio questa questione. Quando si dice che questa è la politica, a me questo non basta. Questa non è la politica, è la sua degenerazione. La politica dovrebbe implicare necessariamente qualcosa riguardo al quale la cittadinanza dovrebbe poter guardare, cercando di intravvedere qual è il messaggio che da parte di chi è stato chiamato alla guida del Paese – e mi riferisco a tutto il Consiglio Grande e Generale – si vuole comunicare.

Cosa fare? Credo che la prima risposta sia il rispetto del ruolo e delle funzioni delle istituzioni che siamo chiamati a servire. Non voglio parlare degli altri, voglio parlare di noi, del Consiglio Grande e Generale. A me sembra che il CGG sia esautorato sempre più, e non è da questa legislatura, del ruolo di indirizzo che gli spetta. L’esecutivo si chiama così perché ha il compito di fare, ma l’indirizzo di cosa fare e di come farlo deve venire dal CGG.

Non possiamo immaginare una situazione nella quale questo ruolo fondamentale sia portato fuori dal Consiglio, perché tutte le funzioni partono dal Consiglio, che è l’unico che ha rapporto diretto con i cittadini, i quali non votano né il Governo né tutte le altre funzioni che dal CGG derivano. Abbiamo questo compito da svolgere: c’è bisogno dunque di un maggiore coinvolgimento del Consiglio. Non è un problema solo dell’opposizione ma anche della maggioranza. Ed è un coinvolgimento che, a monte, richiede una responsabilità personale. Se a qualcuno sta bene di avere questo incarico, essere consigliere, e non poter svolgere questo ruolo, faccia pure; ma ha per questo una responsabilità personale rispetto alla quale non si può nascondere dietro a convenienze o ad apparati di partito.

Bisogna che questa responsabilità emerga, e se non emerge vuol dire che ci sta bene così, ma allora siamo causa di quella deriva di cui spesso si sente parlare. L’esecutivo non deve avvertire questa come una perdita di tempo, ma, al contrario, come un contributo fondamentale per l’adempimento della propria funzione; ciò che legittima l’esecutivo è il mandato ricevuto dal Consiglio. E non dite che bastano i programmi elettorali. E’ talmente in evoluzione la nostra situazione, soprattutto adesso dopo la pandemia, che quasi, mese per mese, abbiamo bisogno di riaggiustare i programmi; quindi a maggior ragione è necessario che ci sia questo coinvolgimento.

Del resto la stagione delle riforme che stiamo invocando da tanto tempo non può partire sfornando progetti di legge: deve partire con la condivisione di indirizzi, di visioni, di orizzonti, verso i quali vogliamo andare e portare il nostro Paese. Indirizzi che si basino su dati, su valutazioni concrete, su conoscenza della realtà, che l’esecutivo deve portare in Consiglio perché è da qui dentro che deve partire l’indicazione del cosa fare e dove andare, e con quali priorità; e così capire da dove nascono certe valutazioni, chi sono gli esperti che abbiamo consultato e non ci possa essere nessuno di noi che esca dal Consiglio e debba dire: io non so perché facciamo quella determinata cosa. E questo, se siamo sinceri, è il motivo di insoddisfazione che spesso viviamo tutti come consiglieri, non solo quelli di opposizione. Questo tipo di realismo deve essere portato nell’Aula consigliare per evitare che tutto quello che facciamo si colori di ambiguità.

La sincerità del rapporto con chi ci ha eletto ci dà questa responsabilità. Questo è quello che voglio per me, per il partito di cui faccio parte, ma sento ugualmente di dover lavorare perché  questo avvenga anche per l’intero Consiglio.