E' il giorno del Segretario, ma anche quello dell'autocritica. Dalla base c'è chi chiede a gran voce nuove strategie politiche e un ribaltamento delle logiche verticistiche.

E' un attacco diretto alla mancanza di coraggio e risultati, ad una Dc che ha permesso che Ap staccasse la spina e la rimettesse a suo piacimento, "che ha subito passivamente i pruriti di Noi Sammarinesi". Arrivano gli applausi quando dal pulpito qualcuno dice che è il partito di maggioranza relativa a dover decidere e trascinare. Alcuni delegati suonano la sveglia con parole forti: “siamo prossimi alla morte politica più di quanto pensiate”, “qui ci si gioca il partito”, “è l'ultima chance” . C'è anche chi fa riferimento a logiche irrazionali, meschinità, interessi di bottega. Entra nel mirino anche una legge elettorale penalizzante e una sconfitta iniziata molto prima della campagna elettorale. “Le elezioni non si perdono fra primo e secondo turno”. C'è chi parla di un popolo democristiano orfano di padre e madre. "Tornare democratici significa coinvolgere, ascoltare e agire". C'è voglia di cambiamento, di un Segretario entusiasta e con voglia di fare, pronto a scendere tra la gente, ascoltare la base, confrontarsi con le organizzazioni sociali. C'è chi provoca, con ironia: “dovrà avere scarpe da tennis resistenti e buttare giù la pancia”. Non manca anche la richiesta di un maggior coinvolgimento delle donne. Qualcuno fa mea culpa: "le abbiamo ma non le consideriamo abbastanza". Qualche contrasto tra le righe anche sulla libertà di pensiero, invocata dal Capogruppo ma che ha trovato l'opposizione di chi, come il Segretario uscente, su temi etici ritiene necessario rimanere ancorati ai valori cristiani.

Salgono sul palco i due candidati. Viene estratto a sorte chi parlerà per primo. Comincia Teodoro Lonfernini. Il suo sguardo corre ad un anno fa. La sala è la stessa ma tante sedie erano vuote. C'era la conferenza programmatica. Allora – rileva - mancò l'analisi sulla mancata partecipazione. “Se avessimo fatto un esame di coscienza – dice - il partito avrebbe affrontato meglio sia la tornata referendaria che quella elettorale”. La critica va quindi ad una mancata analisi degli errori. Non solo. “Abbiamo perso – sostiene - quando il partito ha cominciato la deriva nella sua azione, per interessi di parte che hanno allontanato le persone”, generando nell'opinione pubblica – aggiunge - un basso gradimento. Da qui l'invito a “cambiare le regole con approccio più moderno”, a fermarsi per poi rilanciarsi con nuova forza.
Giancarlo Venturini guarda ai giovani: “spetta a noi valorizzarli, investire nella loro formazione. Il vero rinnovamento non è combattere il vecchio ma mettere l'esperienza al loro servizio”. Assicura quindi sostegno al movimento giovanile. L'attenzione va poi all'unità del partito. La vivace dialettica interna dovrà portare ad una sintesi politica, superare divisioni e personalismi.“Una Dc forte e compatta induce a ragionare con lei; una dc debole e frastagliata – dice - porta alla disgregazione”. Serve l'aiuto di tutti. Vitale recuperare il dialogo con la base e la società civile. Qualche delegato si è detto incerto su chi votare. C'è chi teme schede bianche. “Il voto al Segretario, chiunque esso sia, dovrà essere nell'interesse del partito. Se dovesse uscire un Segretario con voti sotto la soglia dei consensi – avverte Venturini - sarà la più grande sconfitta per la Dc”.

Monica Fabbri RTV

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