E' una Dc che deve rilanciare un'azione politica nuova, popolare. Riallacciare il dialogo con la cittadinanza, ascoltare la gente, condividere le scelte, lavorare per la squadra. Lo chiede la base.

La volontà di aprirsi si concretizza nelle modifiche allo Statuto su proposta del gruppo giovanile. Viene estesa la partecipazione ai simpatizzanti senza obbligo di tesseramento. In direzione entreranno oltre agli attuali 10 Consiglieri, anche otto membri eletti dal Consiglio Centrale. Soprattutto è una Dc che non deve abdicare ai suoi principi, ma scendere sul terreno umano, del confronto, senza perdere il senso della solidarietà, in un'epoca dominata dai “mi piace” sui social e dal timore di nuotare contro corrente. La base non vuole scissioni, rigetta le logiche di potere, invita all'autocritica, anche su provvedimenti assunti da posizioni di Governo, come gli incentivi a pioggia. C'è infatti chi – parte del sindacato – ricorda la via crucis lavorativa che stanno vivendo i dipendenti del One Gallery. Entra nel dibattito anche Banca Centrale, e non mancano dure critiche. C'è addirittura chi parla di pulizia etnica a fronte di assunzione di personale forense. La Dc è quindi chiamata a fare proposte, ad assumere un ruolo di Governo ombra. Il futuro Segretario sarà anche chiamato a ricomporre le fratture, ad unire le due anime del partito, incarnate dai due candidati in corsa. Che ci fossero tensioni fra visioni diverse non è una novità, come emerso con forza in un Consiglio Centrale infuocato. I delegati osservano attenti. Domani sceglieranno: chi guiderà la nave nel mare in tempesta? Il j'accuse di Marco Gatti rivolto a chi non ha fatto squadra è ancora nell'aria.
“L'agire del politico non è mosso dai riflettori” – sostiene il Presidente del Congresso Filippo Tamagnini. E c'è chi invita a seguire la logica del Noi, non dell'Io.

Monica Fabbri

Ultima modifica il Lunedì, 06 Marzo 2017

Lascia un commento

Login

Privacy Policy

Cerca nel sito