Grazie Eccellenza, Colleghi Consiglieri,
dalla relazione della Commissione per le Pari Opportunità emerge chiaramente che la partecipazione politica femminile nel nostro Parlamento è ancora inferiore alle percentuali rilevate in altri Paesi del mondo; alle elezioni politiche del 2016 sono state elette in Consiglio Grande e Generale 14 donne con una percentuale del 23,3%, al di sotto della media europea, che si attesta attorno ad un 25% ed arriva al 26,4% nei paesi nordici.

Nonostante la Legge n.1 del 2007 abbia introdotto le quote di genere nelle liste dei candidati, le donne sono ad oggi sottorappresentate in Consiglio Grande e Generale e serve una riflessione approfondita per cercare di far emergere quali sono gli ostacoli e le difficoltà che le donne incontrano quando decidono di impegnarsi in politica, per favorire anche la conciliazione della vita pubblica e privata. Ad oggi ci sono ancora numerose barriere che impediscono alle donne la piena partecipazione alla vita politica, economica e sociale, basti pensare alla legge elettorale, i criteri di selezione dei candidati, le difficoltà di conciliazione della vita lavorativa, famigliare, personale e politica. Se si osservano le percentuali di partecipazione a livello mondiale possiamo affermare che si sono registrati dei miglioramenti e che in generale la situazione può considerarsi soddisfacente a livello parlamentare, ma non a livello governativo, infatti il nostro Governo purtroppo non può vantare alcuna rappresentanza femminile nelle 7 Segreterie di Stato dell’attuale legislatura. Un’occasione persa, perchè è dimostrato che l’inclusione delle donne nei processi politici migliora la politica stessa ed inoltre nei paesi dove le donne sono in forza nei parlamenti la corruzione è più bassa. Che cosa possiamo fare per favorire una maggiore presenza di genere negli organismi istituzionali? Sarebbe auspicabile finalmente un accordo definitivo tra i gruppi consigliari sulla revisione del regolamento consigliare, che favorisca la partecipazione di tutti i consiglieri, dal momento che spesso l’attività politica risulta inconciliabile con l’attività lavorativa e la cura della famiglia. Una maggiore attenzione della politica per quanto riguarda la diversa organizzazione dei “tempi” della politica non farebbe male, consentirebbe alle donne quella conciliazione di cui tanto si parla, evitando lunghe sedute notturne che spesso ostacolano la partecipazione femminile, ma questa sensibilità purtroppo è di difficile applicazione. Sarebbe auspicabile non tanto per accontentare le donne, ma per ottimizzare i tempi di tutti, per lavorare meglio e con maggiori risultati anche a vantaggio dei cittadini.
La settimana scorsa durante i lavori dell’Assemblea dell’Unione Interparlamentare mi sono confrontata con un collega parlamentare del Lichtenstein e mi raccontava che le loro sessioni parlamentari non sono più di 8 all’anno per la durata massima di 3 gg ciascuna .Per ottimizzare i tempi della politica potremmo valutare anche le esperienze di altri paesi.
Però molto spesso consideriamo la partecipazione femminile in politica solo da un punto di vista numerico, si parla di quote rosa, perdendo di vista la qualità della partecipazione ed il merito. Le donne devono avere le stesse opportunità degli uomini ma non vantaggi esclusivi! Non abbiamo bisogno di strumenti di genere per far entrare le donne nelle istituzioni, per essere rispettate e valorizzate. Non credo alle quote rosa e come donna voglio confrontarmi alla pari, senza dover rincorrere ai privilegi.
Ritengo che la politica debba intervenire per eliminare gli ostacoli che possano favorire una paritaria partecipazione nelle sedi istituzionali e nonostante ad oggi le donne sammarinesi abbiano ottenuto numerosi riconoscimenti e pari diritti, c’è ancora tanto da fare. Personalmente ritengo che per valorizzare il ruolo e la partecipazione attiva delle donne nella società civile e nella politica, ci sia un problema culturale di fondo molto grave irrisolto; servono interventi concreti, maggiore inclusione, flessibilità, ma anche un vero e proprio cambio di mentalità, mancano servizi per la famiglia, per gli anziani, che consentano alle donne di impegnarsi per la cosa pubblica oltre a svolgere un ruolo attivo nella famiglia, nel lavoro e nella società.
Occorre superare la logica delle “quote, della considerazione delle donne come gruppo svantaggiato e debole che chiede tutela. Al contrario, la presenza femminile, secondo questa impostazione, non è una concessione, ma un diritto delle donne, la cui piena attuazione è necessaria per la realizzazione di una democrazia piena. Grazie quindi alla Commissione per le pari opportunità per l’apporto costruttivo che sta dando al paese, per la corposa relazione e per le proposte concrete che sta portando avanti per attuare questo principio, un processo lungo che va affrontato complessivamente con il contributo di tutte le forze politiche e le Istituzioni, ma anche con gli uomini, come hanno rilevato i colleghi, perché alla base di tutto questo ci deve essere un cambiamento culturale di fondo che possa far apprezzare e valorizzare anche le differenze.
La democrazia Cristiana ha depositato un odg in cui chiediamo che vengano rimossi gli ostacoli che non permettono una partecipazione femminile piena in politica, che ora sottoponiamo all’attenzione dei colleghi per essere condiviso.
Grazie

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