Eccellenze, Segretari di Stato, Colleghi Consiglieri;
in qualità di relatore della Mozione di sfiducia contro il Segretario di Stato alle Finanze Celli mi accingo ad illustrare i contenuti e, soprattutto, le motivazioni che hanno portato i firmatari alla presentazione di questa mozione.


In premessa mi sembra doveroso ricordare che siamo di fronte ad uno degli atti politici più importanti che la Legge Costituzionale sul Congresso di Stato affida alla facoltà dei Consiglieri, importanza sottolineata, se non per altro, dal fatto che la legge attribuisce alla Reggenza, di fronte alla presentazione di una tale mozione, il compito di convocare il Consiglio G. e G. fra il 3° e il 7° giorno dalla presentazione stessa.
Proprio per questa ragione e quindi, per il significato politico che questo passaggio riveste nel quadro delle regole democratiche del nostro Paese, credo sia da stigmatizzare l’atteggiamento col quale si è posta in UdP la Maggioranza, mostrando insofferenza verso questa iniziativa e spingendo anche la Reggenza verso il contenimento dei tempi un comma che dal punto di vista istituzionale e del rispetto delle prerogative del consigliere è di primaria importanza. Il Regolamento consigliare in vigore attribuisce alla Reggenza un compito fondamentale nella determinazione dei lavori consigliari che va oltre alle esigenze della Maggioranza ed esige la garanzia del rispetto della libertà di ciascun consigliere di espletare il proprio compito.
Venendo al contenuto della Mozione, la richiesta di sfiducia prende le mosse innanzitutto dal fatto che, nell’ambito delle responsabilità attribuite al Segretario alle Finanze, il Segretario Celli ha in diverse occasioni disatteso i deliberati del Consiglio G. e G. o ha avallato decisioni o deliberazioni oltre i limiti dei suoi poteri. La Mozione identifica questi casi:
a) nella non sostituzione del Dott. Nicolino Romito nella qualità di Presidente di Cassa di Risparmio di San Marino per mancanza dei requisiti di onorabilità (vedi OdG del 19/04/17);
b) nell’approvazione del passaggio dei rapporti giuridici di Asset Banca senza tener conto degli esiti dell’AQR e della entrata in funzione della C.R. (vedi OdG del 20/12/16);
c) nella legittimazione di un CdA di CARISP retto da un Presidente che non doveva partecipare alle sedute;
d) nel riconoscimento di protezioni legali nei confronti degli amministratori in misura tale da riconoscere loro sostanziali immunità nei confronti del socio rispetto all’operazione di acquisizione da parte di CARISP degli attivi e passivi di Asset Banca (vedi deliberazione del CdA).
A questi fatti si aggiungono, a conferma del suo atteggiamento, alcune prese di posizione pubblica, come quella nei confronti delle decisioni del Tribunale in quanto chiamato a giudicare l’operato di Banca Centrale oppure quella relativa al ruolo di Banca Centrale sul piano istituzionale, paragonandola ad un potere dello Stato sullo stesso piano della Magistratura; inoltre, al contrario, l’assenza di qualunque presa di posizione rispetto alle inopportune e inqualificabili affermazioni sui social media del Direttore di BCSM.
Tutto questo, si sottolinea nella mozione, ha comportato gravi conseguenze economiche per la collettività identificabili soprattutto in fuoriuscite di liquidità superiori a quelle dei periodi di Voluntary Disclosure italiana, in una generalizzata sfiducia di cittadini e imprese nel sistema San Marino e, infine, in un crescente livello di esposizione dello Stato verso i rischi del sistema.
C’è in tutto questo un’aggravante che ci ha spinto ad arrivare a questo gesto e che, se non ci saranno cambiamenti, ci porterà a non demordere dal mettere in atto qualsiasi altra iniziativa lecita che possa portare a fermare o almeno a correggere la deriva che il Governo sta imprimendo al Paese. Celli è Segretario alle Finanze quindi fa parte del CCR, fa parte dell’Assemblea di BCSM, fa parte dell’Assemblea di CARISP, tiene i rapporti con il FMI, è stato pertanto al centro di tutte le decisioni prese. Allora aveva il dovere di intervenire, e aveva la possibilità di intervenire, come garante affinchè le decisioni prese, o da prendere, tenessero conto di tutte le problematiche presenti (ad esempio rispettassero le valutazioni del Tribunale prima di trarre conseguenze su un commissariamento che il Magistrato ha per due volte giudicato illegittimo). Questa confusione di ruoli che Celli sta incarnando e che lo rende incapace di attivare una vera logica del confronto accentua le sue responsabilità e si sta proiettando anche sulla maggioranza stessa. Quanti segni si sono già manifestati di un disallineamento fra le posizioni di singole componenti della maggioranza e le posizioni poi assunte dal Congresso di Stato!
Il modo in cui il Governo e la maggioranza si sono posti di fronte ai problemi e alle criticità del sistema bancario, da un lato, così come ad ogni altro settore della vita del Paese, dall’altro,conferma ogni giorno di più ( ne sono esempio gli ultimi decreti-legge emanati d’urgenza e la proposta di variazione di bilancio) che tutto sembra finalizzato alla realizzazione di un disegno che, partendo da una trasformazione radicale del sistema bancario che vede al centro Cassa Di Risparmio trasformata in Banca di Stato e, quindi, in strumento attraverso il quale sia possibile determinare la politica finanziaria, e quindi economica, di San Marino. Tutto ciò attraverso un potere improprio affidato a Banca Centrale e nascondendo, finchè sarà possibile, come lo Stato gravemente indebitato troverà le risorse per evitare il fallimento, rendendo infine sempre più verosimile l’ipotesi che per evitare il tracollo si dovrà trovare per CARISP un compratore.
Con la mozione di sfiducia pensiamo di poter risolvere tutto questo?
No! Tuttavia è lo strumento che abbiamo per dire che, se fosse stata giocata in modo diverso la responsabilità del Segretario di Stato, certe storture non sarebbero accadute. Abbiamo la speranza che anche nei Consiglieri di maggioranza si apra uno spiraglio di volontà di ascolto e di confronto se non altro perché, di fronte alle conseguenze delle scelte che si stanno facendo, nessuno potrà giustificarsi dicendo che non sapeva.
Non è l’azione estrema per “sfiduciare il presente e per ridare fiducia al passato”!
Noi non vogliamo nessun ritorno al passato. I cittadini vivono del presente e hanno bisogno di un presente che sia frutto di un’azione il più possibile condivisa e perciò percepita dai cittadini stessi come fattore aggregante e rassicurante: non c’è un bene del Paese a scapito di spazi di democrazia e di libertà, non ci può essere democrazia e libertà senza la ricerca del bene comune e della giustizia per tutti!
Non stiamo giocando a fare cadere il Governo e non sono perciò accettabili richiami a moderare i toni che non comportino la disponibilità a mettere in discussione i contenuti delle proposte e le modalità con cui si intende attuare il confronto.

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