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Perché 80 milioni regalati dal Governo a Banca CIS? Per i non addetti ai lavori è importante fare chiarezza.

 

Come detto i giorni scorsi, l’art. 6 del decreto n. 79 consentirà di convertire il credito d‘imposta, concesso agli istituti bancari, anche in passato, in titoli di debito pubblico dello Stato, su semplice richiesta della banca stessa.

Fino ad oggi, lo strumento del credito d’imposta, utilizzato dal 2011 per affrontare le crisi di 3 istituti bancari (Credito Sammarinese, Banca Commerciale e Euro Commercial Bank), era stato concesso alle banche che avevano assorbito gli attivi e passivi di tali istituti per compensare le perdite di cui si sono fatte carico. Questa riduzione di pagamento di imposta, però, può essere usufruita solo a fronte di bilanci che generano utili tassabili o altri introiti fiscali per lo Stato.

Un credito, dunque, che non può essere utilizzato se la banca non genera flussi fiscali in favore dello Stato. Per lo Stato si tratta, dunque, di una minore entrata di denaro, dilazionata nel tempo e il credito d’imposta non è esigibile dalla banca, che lo può utilizzare solo a compensazione delle imposte da pagare. Uno strumento che finora ha tutelato la tenuta del bilancio dello Stato e non ha generato altri costi.

Invece, con il decreto nr. 79 il Governo regala a Banca CIS almeno 80 milioni, trasformando il credito d’imposta, che questa ha maturato per l’assorbimento degli attivi e passivi di Euro Commercial Bank, in titoli di debito pubblico emessi dallo Stato.
Il Governo ha deciso di anticipare una possibile minore entrata fiscale nel tempo, trasformandola subito in debito per la collettività, che genererà un buco importante nel bilancio dello Stato.

Tale credito d’imposta, dunque, che con efficaci e tempestive azioni di recupero potrebbe ancora diminuire negli anni, “verrà convertito in debito pubblico - come candidamente affermato dal Segretario di Stato Zafferani nella odierna conferenza Stampa del Congresso di Stato - e cristallizzato”.

Così facendo, ciò che si renderà certo, in realtà, non è tanto il valore di un credito, ma l’ammontare di un debito che lo Stato si assumerà emettendo titoli che dovranno, ad una certa data, essere liquidati in favore degli istituti che hanno effettuato la conversione.

Il cambiamento promesso da questo Governo, dunque, è impegnare risorse pubbliche della collettività a favore di una banca privata - stranamente proprio Banca CIS - cosa mai accaduta in passato.

La Democrazia Cristiana continua a domandarsi dove voglia condurre il Paese questo Governo guidato dai vertici di Banca Centrale. Erano possibili strade alternative, invece il Governo ha scelto la strada predefinita da chi voleva raggiungere obiettivi privati, senza alcun confronto e condivisione.

Questo Governo lavora anche di domenica per corrispondere un così grande regalo al vero governo del Paese!

L’Ufficio stampa del PDCS

 

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