A mano a mano che il Governo e la maggioranza iniziano a palesare il loro modo di intervenire sulle problematiche note del Paese, le preoccupazioni dei cittadini crescono.

Se all’inizio della legislatura certe maldestre prese di posizione si potevano giustificare con l’inesperienza e con il poco tempo avuto a disposizione, ora che all’inesperienza si aggiungono l’arroganza e l’incapacità dell’Esecutivo a produrre ragioni attorno alle quali sia possibile ricercare una qualche condivisione, non ci sono più giustificazioni e occorre riconoscere che inevitabilmente si generano insicurezza e allarmismo con gravi conseguenze per tutto il sistema-paese.
Per rendercene conto basta guardare cosa sta avvenendo nei settori che anche il nuovo Governo aveva indicato come prioritari: la stabilità dei conti pubblici, la solidità del sistema bancario e finanziario, lo sviluppo e il lavoro.
Sui conti pubblici il Congresso di Stato, attraverso quella che è stata dapprima definita “operazione verità” poi convertita in “operazione consapevolezza”, non ha fatto altro che enfatizzare una situazione già nota di carenza di liquidità in alcuni mesi dell’anno, fino a paventare la difficoltà a pagare gli stipendi di giugno. Di fronte alla gravità di queste dichiarazioni, non è stata avanzata nessuna proposta precisa di soluzione ma generiche affermazioni tranquillizzanti del tipo “ce la faremo!”, oppure, peggio ancora, ipotesi di intervento come il ricorso al debito estero o alla patrimoniale, ipotesi che non hanno certo contribuito a rasserenare la cittadinanza.
Riguardo al consolidamento del sistema bancario, la sequenza degli eventi è ancor più allarmante. Dopo il rifiuto continuo del Governo ad esemplificare con chiarezza su quali prospettive di sviluppo si intendesse indirizzare il sistema stesso e, contemporaneamente, attraverso quali interventi agire per superare alcune delle criticità presenti, abbiamo assistito negli ultimi giorni, impotenti e senza conoscerne le motivazioni, al commissariamento di Asset- banca e, notizia delle ultime ore, alla decisione di esautoramento del Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio, a poco più di un mese dalla approvazione dei bilanci e alla naturale decadenza del Consiglio stesso. Di fronte ai danni irreparabili che questi interventi stanno generando sull’intero sistema, il Governo non sa opporre altro che la intangibilità dell’operato di Banca Centrale, ignorando totalmente i compiti e le responsabilità che spettano inderogabilmente all’Esecutivo.
Sullo sviluppo e sulla necessità di creare nuove prospettive di occupazione l’astrattezza e la pericolosità dell’Esecutivo raggiungono l’apice. Con la proposta infatti di “Modifiche e integrazioni alle norme in materia di sostegno allo sviluppo economico”, nella quale si prevede un maggior onere contributivo sull’impiego di frontalieri rispetto ai sammarinesi, il Governo incassa la contrarietà forte e immediata degli imprenditori e del Sindacato e, se non bastasse, le reazioni preoccupate dei parlamentari italiani e le possibili ritorsioni nell’applicazione degli accordi sottoscritti e nei percorsi di associazione con l’UE.
E’QUESTA LA SVOLTA? E’ QUESTO QUELLO DI CUI IL PAESE HA OGGI BISOGNO?
Il PDCS continuerà con tutti gli strumenti della democrazia ad opporsi a questo modo di governare e a ricercare quegli spazi di confronto che fino ad oggi sono stati totalmente negati. Contemporaneamente, in ottemperanza anche a quanto stabilito nel recente Congresso generale, il PDCS cercherà nuove modalità di coinvolgimento della cittadinanza, affinché insieme si possa fermare la pericolosa deriva che l’Esecutivo e la maggioranza stanno imprimendo al Paese.

Ufficio Stampa del PDCS

San Marino, 14 marzo 2017





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