MASI CHIARISCE SUL PRESTITO DELO STATO ALLA FONDAZIONE

 TitoMasiNessuna scalata al capitale dell’istituto, la Fondazione intende contrapporsi a qualsiasi tentativo. Inizia oggi una settimana cruciale per Cassa di Risparmio

. Il Consiglio Grande e Generale dovrà infatti pronunciarsi in via definitiva sul progetto di legge presentato dal Governo per la ricapitalizzazione della banca.

 

A dire il vero fin dal 2 maggio lo stesso Consiglio si è espresso all’unanimità per un intervento pubblico a sostegno del principale istituto di credito della Repubblica, ma poi sono iniziati i distinguo e la procedura d’urgenza per l’esame immediato della proposta del Governo, nel segreto dell’urna, non ha ottenuto i voti necessari. In vista del prossimo passaggio consiliare abbiamo voluto fare chiarezza sui reali contenuti dell’operazione e sulla situazione di Cassa di Risparmio con un’intervista a tutto campo al Presidente della Fondazione San Marino Cassa di Risparmio Sums, azionista unico della Banca.

Presidente Masi, è proprio necessario questo intervento dello Stato?
L’Assemblea della Fondazione ha espresso la necessità di un aumento di capitale sociale fin dal febbraio 2010, quando emerse con chiarezza che la vicenda Delta si sarebbe conclusa con perdite ingenti per Cassa di Risparmio. Tale necessità è stata poi rilevata da Banca Centrale, dalla società di certificazione del bilancio e da ultimo dal Fondo Monetario Internazionale. Non dimentichiamo inoltre che il mantenimento di adeguati parametri patrimoniali di Cassa è anche una condizione per l’attuazione dell’Accordo Delta omologato dal Tribunale. In questi ultimi anni, in accordo con il Governo e prima di chiedere l’intervento dello Stato, abbiamo ricercato investitori bancari ed istituzionali in ogni parte del mondo, prima di tutto in Italia ma anche nel resto d’Europa, in Asia, ed in particolare in Cina, e negli Stati Uniti. Niente da fare. Porte chiuse. Ed il problema non è Cassa di Risparmio ma l’intero Paese, nel quale nessuno fino ad ora era disposto ad investire, sia nel campo dell’economia che della finanza. Certamente non ha aiutato l’atteggiamento di Banca d’Italia che ha operato per la separazione netta dei due sistemi bancari.

Ma un aumento di capitale di 80 milioni, di cui 60 prestati dallo Stato, sarà sufficiente?
Senta, è bene chiarire che qui non si tratta di utilizzare denaro pubblico per chiudere un buco di bilancio di una banca, come nei casi di Banca del Titano, del Credito Sammarinese e, forse, di Banca Commerciale, che hanno poi chiuso i battenti. Le perdite conseguenti a Delta si verificheranno nei prossimi dieci anni. Fin d’ora, attenendoci ai criteri di prudenza previsti dalla normativa e dal buon senso, abbiamo effettuato accantonamenti e svalutazioni delle partecipazioni e dei crediti verso il Gruppo per oltre 500 milioni. Il patrimonio residuo della Banca è sufficiente per fare fronte alle ulteriori perdite previste. L’aumento di capitale serve sia per non rimanere anemici ed affrontare con risorse energetiche adeguate le sfide del futuro, sia per rispettare, anche attraverso l’emissione di un prestito obbligazionario subordinato di 70 milioni, i parametri di vigilanza imposti da Banca Centrale, che a San Marino sono più elevati di quelli in vigore in Italia. L’operazione è quindi indispensabile e l’importo indicato rappresenta il minimo necessario.

Per quale motivo lo Stato non entra direttamente nel capitale di Cassa ed il Governo preferisce finanziare la Fondazione?
Per Cassa e Fondazione era preferibile e meno costoso un intervento diretto dello Stato. Abbiamo tuttavia compreso la ragioni di prudenza nell’amministrazione del denaro pubblico che hanno indotto il Governo a non investire risorse di tutti in capitale di rischio, accollandosi i disavanzi di bilancio previsti per i prossimi anni per fare fronte alle svalutazioni ed agli accantonamenti ai quali ho accennato prima. E’ stata così preferita la strada di un prestito alla Fondazione, adeguatamente garantito e con un compenso per interessi che, per quanto contenuto, sarà superiore a quello percepito dallo Stato sulla liquidità depositata in Banca Centrale.(…)

La Tribuna Sammarinese

 

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